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“Bar Texas” – Bologna

[Riapro di mia iniziativa la rubrica sui bar, chè il socio latita]
Me la ricordo bene quella mattina lì, che a dire il vero non devo nemmeno andare indietro di troppo tempo. C’era un abbozzo di sole e comunque si stava già senza giubbotto, e io indossavo con orgoglio la mia felpa blù con la stampa del carroatrezzi arancione, sì, quella che, come molti dei miei pochi indumenti, mi accompagna ormai da anni. Ricordo che mi sentivo proprio bene, nonostante mi stessi recando al lavoro..beh, in effetti, era il periodo che nemmeno avevo l’obbligo di dover timbrare un cartellino. Mi sentivo addirittura bello. Mi sentivo sicuro. La bella stagione stava arrivando, le mie tormentate relazioni amorose si erano posate sopra ad un fiorellino che finalmente sembrava piacermi parecchio più di tutti gli altri fiori in giro per il mondo, la crisi etica mondiale incombeva già da un pezzo, quella economica di conseguenza, ma io sdraiato dentro al mio piccolo coupè neanche me ne accorgevo.
Ovviamente avevano provveduto a svegliarmi, che di sveglie anche in casa d’altri, come solito, proprio non riesco a carpirne a pieno l’utilizzo. Ero in leggero ritardo, salto la colazione, parto, poi penso…ma perchè? Cazzo mi frega, devo cercarmi un bar, magari do anche una scorsa ai giornali.
Raggiungo quasi l’ufficio quando finalmente..ecco! Ecco, questo fa al caso mio, un bar nuovo, tutto da provare, non sono poi tantissimi i bar di Bologna in cui non sono mai entrato, e c’è da parcheggiare davanti! Perfetto!
Posteggio, scendo, il bar Texas.
Ha 3 vetrine, una con la porta, davanti, schierate come le poltronissime della tribuna V.I.P. del campo centrale del Roland Garros, ci sono diverse sedie che guardano la strada, già tutte occupate, con un vivo vociare di “omarelli” che dibattono in merito all’improbabile legame “ascesa politica del giovane Renzi-rinvigorimento tecnico/tattico della Fiorentina-conseguente declino per volere politico del Bologna Calcio”. Curiosissima lettura socio-geo-politico-sportiva, penso.
Al mio approdo sul marciapiede antistante la porta di ingresso, giunge il silenzio. I 7 o 8 omarelli esperti in geopolitica di colpo si ammutoliscono e mi guardano, tutti, seguendomi con gli occhi fino all’ingresso del bar. Abbozzo un timido sorriso..ma niente, sono un intruso, forse “l’intruso”.
Varco la porta, c’è l’ho fatta anche stavolta, penso.
Il bar dentro è uno spot anni ’80, a parte il pavimento, la tipica palladiana bolognese mi ricorda che le fondamenta son lì dalla fine dei ’50, quando i quartieri operai erano abitati da operai. Dentro il bar è grande..ma vuoto, completamente. Nel senso che non c’è nemmeno il barista! Mi guardo attorno, almeno intravedo un giornale libero, tutti gli altri quotidiani erano fuori nelle mani bramose di cultura degli omarelli/politologi.
Faccio un passo in direzione del tavolo col giornale ed ecco che di colpo, da sotto il bancone, esce il barista con la faccia assonnata. Strano posto per un pisolino, penso.
“Ciao”
“Ciao”
“Cosa vuoi?” (Nella mia testa penso…cazzo pensi che voglia? Credi forse che ti chieda se mi fai un po’ di posto sotto al bancone che mi ha preso un improvviso colpo di sonno??…Bah…)
“Un cornetto salato, ce l’hai?”
“Son lì le paste. Dopo vuoi un caffè?” (Me le indica, ma il tono interrogativo e burbero è già definitivamente scomparso)
“Sì un caffè, ma lo prendo dopo, grazie” (Mi piace sempre molto chi mi anticipa chiedendomi se il caffè lo deve fare subito o con calma dopo che avrò finito la pasta e la relativa lettura di un quotidiano qualsiasi)
Prendo il cornetto e mi appoggio ad un tavolo alto col giornale…cazzo, ecco il perchè! Ecco perchè era libero…era il Carlino di ieri, cazzo! Appena me ne rendo conto guardo fuori dalla vetrina..e al mio girar la testa mi pare che tutti cambino direzione dello sguardo in fretta…mi stavano guardando, maledetti. Ora mi senmbra anche di sentire il loro bisbiglio..rideranno di me…merde!
Beh, lascio il giornale e azzanno la pasta.
Mastico.
Mastico.
Mastico.
Mi rendo conto che involontariamente gli angoli della bocca mi si sono piegati all’ingiù. Sulla consistenza temo, a causa di un singolarissimo processo di rimozione del dolore, di aver cancellato il ricordo, ma il sapore…il sapore, plexiglass. Ecco, ora lo ricordo perfettamente, il sapore del plexiglass, la pasta sapeva di plexiglass, ovvero la totale neutralità.
MI sento come un bimbo a cui un “cagnolino caga-abbaia” ha appena masticato e rotto il proprio gioco preferito.
Mi giro verso il barista, probabilmente con gli occhi di chi ha la consapevolezza dell’inconsolabilità, ma al tempo stesso ricerca un ultimo improbabile segno divino a cui aggrapparsi…
Mi stava guardando, e appena il movimento dei miei occhi si completa, arrivando ad incrociare i suoi, mi dice, col tono di chi la solidarietà e la comprensione la conosce benissimo:
“Aah, fa cagare eh?…Merda! Soccia oh quelle paste lì fan cagare davvero eh…mo cazzo!”

Il mio personalissimo buon natale.

Daffy

Comments

Comment from Bar Texas
Time 11/10/2015 at 13:57

Salve sono il gestore del Bar Texas, ho letto questa “recensione” sono qui dal 1994 in quanto a quello che ho letto posso solo rispondere che il bar è stato rinnovato nel 2005 con arredamento moderno, il carlino viene buttato la sera quindi impossibile averne una copia vecchia, non ho più clienti ovest 70 dal 2003, sia io che mio fratello non avremmo mai risposto come viene scritto, per ultimo lascio la risposta che avrei dato io o mio fratello sul eventualità che la pasta facesse cagare cosa inverosimile detto questa felice vita

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