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“Caffè degli antiquari” – Torino

[Di Arums. Grazie mille per il contributo.]

Piove che Dio la manda. Temporale estivo di quelli nostri, che non ti lasciano per qualche ora, quelli con le gocce grosse. Nonostante la giacchetta impermeabile e il fido cappuccio, sono completamente bagnata, dalla vita in giù. Dovrei sentire freddo, anche se sono al coperto. Ho attraversato le rotaie con due salti e sono entrata in una pioletta del centro; prima che la corriera parta ci vanno ancora quaranta minuti. Non ho freddo nonostante quest’aria pungente, quella stessa aria gelida che ho sentito sull’autobus all’apertura delle porte, uscendo di fretta da lavoro mi son sistemata sul 61 afferrandomi alle sbarre gialle, col borsone tra i miei piedi, per occupare meno spazio. Terza o quarta fermata prima della mia, s’aprono le porte e tra le mie gambe aperte fluuuush! come un secchio d’acqua ghiacciata mi è salita una folata d’aria tra le cosce e immediatamente mi appare il suo viso. Un’aria spessa, ingombrante, insistente, veloce come un ratto che mi sale su dalle ginocchia e spinge, mi confonde e mi sembra di avere lui tra le gambe, anche se lui, che preme, realmente io non l’ho mai sentito. Lui lì c’è stato nei suoi sogni e lì c’è ancora e ancora nei miei, ogni notte, ed ora anche in quelli ad occhi aperti. Riesco a scansare i giornali, disordinatamente, li faccio scivolare sulle assi scure e unte, apro il mio quaderno. Scrivo. Perché lui è arrivato anche a questo. Io, zitella stizzosa, da quando ho conosciuto lui, anche le cose più sporche riesco a farmele passare addosso, strusciarmele, godermele. Lui, il mostro, l’uomo per me, se non fosse per il suo cuore perso, che sembra oscuro, pieno di bugie e di trucchetti semplici per le anime candide come la mia… Seduta al tavolo non riesco più a sentirlo distintamente. I discorsi del vinaio e degli astanti si accavallano ai suoni delle stoviglie. Tutto è confuso, come la vista durante la tempesta. Prendo un caffè… salta la luce. Tutt’intorno è buio, non riesco più a vedere, ma continuo a scrivere, improvvisamente intorno si è fatto silenzio. La gente, zittita e ferma, ascolta lo scroscìo dell’acqua fuori, sembra che il mondo, per un attimo si sia fermato. Si attende, per riprendere. Anch’io mi sono spenta un attimo. Lui e tutti i suoi ricordi che scottano, sembrano appassiti per un momento, il formicolio tra le gambe è passato. Aspetto una candela ad illuminare il momento di riflessione.

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