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Mandi!

Massimiliano Calamelli, autiere, classe 02/1995, battaglione logistico “Gorizia”, a Gradisca d’Isonzo.
Ci sono arrivato dopo circa due mesi di corso alla Cecchignola, Roma, preceduti dal mesetto scarso di CAR alla caserma “Spaccamela”, Udine. Questo mesetto scarso, questi ventun giorni, più o meno, dubito che li dimenticherò facilmente. Le storie sentite in giro, quelle viste da qualche parte in TV, arriva il giorno nel quale ti accorgi che sono si storie, ma non inventate; e insomma ci rimani male, per la prima volta sei “davvero” lontano da casa, dalla mamma, dagli amici, brutte facce dappertutto. Così provo a spremere ogni minuto di libera uscita, ma non è facile. Puzzi di militare da ogni poro, e i locali, probabilmente abituati da anni e anni di militari, non dico che ti schifano ma quasi. Allora cerco un qualche posto defilato, poco battuto dai commilitoni, e gira e rigira lo trovo, un bar un po’ imboscato e nemmeno troppo distante dalla caserma; all’inizio c’è la timidezza, “Buongiorno, cosa prende?” “Un rosso fermo” “Eccolo” “Grazie”, poi pian piano, volta dopo volta, questa burbera signora di mezza età, la padrona del bar, si ammorbidisce. “Ciao, cosa prendi? Ancora rosso?” “Eh, si” “Senti, vuoi provare qualcosa di diverso?” “Mah, non so, però, dai, va bene. Cosa proponi?” “Tieni, questo mi sa che non l’hai mai bevuto” “Buono!” (in realtà era un po’ troppo dolce per i miei standard, però aveva il suo perché) “Buono! Cosa è?” “Si chiama Fragola bianco, lo fanno dei parenti fuori città”. Insomma, ero ancora straniero, ma un poco di meno. Entro per l’ennesima volta nel bar, un po’ più affollato del solito, lei sente il rumore del sonaglio attaccato alla porta e, senza alzare gli occhi, saluta con un “Mandi!” il nuovo avventore entrato, cioè io. Mi avvicino al bancone e dico “Ciao”. Allora la donna alza la testa, mi vede, e fa una faccia dispiaciuta; non capisco perché, lei capisce che non ho capito, e mi spiega. “Guarda, scusa, non l’ho fatto apposta, mi dispiace” “?” “E’ che ho detto Mandi senza pensarci, scusa. Qui lo usiamo per salutarci, però se vedo qualche ragazzo che sta in caserma cerco di non farlo, poveretti, costretti tutto il giorno a dire Comandi”. Se avessi avuto le palle avrei scavalcato il bancone per abbracciarla, mi aveva fatto sentire a casa.

MC

Comments

Comment from elisatron
Time 15/05/2011 at 15:24

mandiiiiiiii! sarà che in questo preciso istante blip sta dando “up where we belong” colonna sonora finale di ufficiale e gentiluomo… ma insomma, diamine, torna da lei, scavalca il balone e abbracciala! ora! 😀 ah ah ah ah ah

Comment from Daffy
Time 15/05/2011 at 21:25

😀

E’ il racconto più bello che hai scritto…ma Elisatron ha ragione..se non torni a cercar la Signora.. sei un fallito!!

Comment from MC
Time 15/05/2011 at 22:09

Cell’ho nella to-do list :)

Comment from elisatron
Time 15/05/2011 at 22:13

ah ah ah ah la to-do list… :)))) quando vai però fatti riprendere da qualcuno col cellu, che voglio veder la scena! (ma che orrore e volgarità che ho detto, ce ne parlerai tu, scrivendo qui con le tue paroletron!)

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