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(ex) Bar Zara, viale Roma, Cesenatico

[Inauguro di mia iniziativa la rubrica, ché il socio latita]

Fino a qualche anno fa a Cesenatico c’era il Bar Zara, in viale Roma, all’angolo con viale Sintoni. Poi hanno rifatto il palazzo (o l’hanno buttato giù, non ricordo) e ora al suo posto c’è il residence Zara, una roba verdastra che ospita il Nuovo Bar Zara, una BCC e alcuni appartamenti.
Il Bar Zara è stato e sarà sempre il mio bar preferito di Cesenatico.
Era un bar vecchio stile, anzi in stile vecchio: bancone squadrato di metallo non troppo lucido, tavolini ricoperti con panni non troppo puliti, le paste che forse era meglio lasciarle li. Un vecchietto incartapecorito completava lo scarno arredamento, e giuro che non l’ho mai visto sveglio, forse lo portavano li la mattina e passavano a riprenderlo alla sera. O forse era morto, non so. Un pesante tendone verde scuro divideva la zona bar vera e propria da quella dedicata allo svago, e funzionava molto bene anche per tenere separata la cappa fumosa che ristagnava nella zona svago; zona che era composta da due biliardi senza buche per giocarci ai 5 birilli o alla goriziana, e innumerevoli tavolini per il gioco delle carte, anch’essi ricoperti da panni un tempo verdi, ora tendenti al grigio e bucherellati dalle bruciature di sigarette di giocatori disattenti. I giochi che andavano per la maggiore erano la briscola e il maraffone, e ancora ricordo i vecchi sgridare al limite dell’infarto per una giocata sbagliata.
Io in questa zona, quella dello svago, ci passavo i miei sabato mattina. Arrivavo, facevo colazione a mio rischio e pericolo, poi prendevo la Gazzetta per fare la squadra del Fantacalcio (ho sempre fatto cagare, non so perché partecipavo, il mio giocatore più importante era Padalino per dire), telefonavo ai soci per comunicarla e via, verso i biliardi. Aprivo l’astuccio della stecca (ah, non l’ho detto, al bar ci andavo con la stecca, si) e cominciava il rito, l’estraniazione. Accendi il tavolo così intanto si scalda, avvita le due parti, il gesso ben distribuito sul girello, e via, per un paio d’ore stavo nel mio mondo. Giocavo da solo, o partite vere e proprie oppure provavo i tiri, ed era bellissimo stare in quella atmosfera scura e fumosa, con qualche omarello che ogni tanto si avvicinava per guardare e poi tornava via. Poi arrivava quasi l’ora di pranzare, prendevo un altro caffè, rimettevo a posto la mia roba e andavo via, felice.
E adesso non c’è più, diobono, e non ce n’è un altro simile, nemmeno a Bellaria, ancora diobono, e la mia stecca, chiusa nell’astuccio vicino al comò, la sento che grida vendetta.

MC

Comments

Comment from elisatron
Time 12/03/2011 at 20:03

bellissima atmosfera! fiko!!!

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