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Quintorigo @ TPO

E’ una di quelle serate che a Bologna c’è tanta roba, tanto fermento…tanti stimoli! Come piace a noi.

Non posso stare a zonzo a cazzeggiare. Allora parto e mi infilo al TPO.

L’ultima volta che avevo visto i Quintorigo dal vivo era stato un sacco di anni fa. Ma proprio un sacco! Non saprei dire con esattezza. So che era ancora il tempo in cui ero abbondantemente rivestito di ovatta. Quando se mi facevo del male, i colpi venivano attutiti e le mie difese erano barriere alte. Morbide, ma alte. Un’altra vita. Una vita fa.

Sicuramente da allora son cresciuti i Quintorigo, mamma mia se son cresciuti! Gran mestiere, grandi musicisti. Suoni ostici, mai scontati. Li vedo come i Morphine italiani. Ma io per i Morphine ci morivo a inizio ’90, per i Quintorigo, nonostante gli intrecci delle melodie siano ben più complessi, no. Non ci sono mai morto dietro. Forse proprio per questo, erano bravi ma mai diretti.

Ora sono più vecchio io, le idee si cambiano, i suoni anche.

Presentano “English garden”, il loro ultimo album. Molto più rock. Cantato in inglese con la collaborazione, in due brani, di Juliette Lewis.

Beh, senza far solfe, che lo sai che non mi piace recensire i live, che chi c’era c’era e chi non c’era non è che ha la pazienza di leggere gli aggiornamenti di sto sito, giocano a fare i rocker con archi e sax come i grandi virtuosi del rock del passato e sono talmente bravi e originali da far passare per “show” anche le loro cose più ostiche. In più, beh, io ieri sera ho ascoltato probabilmente la più bella versione di “Heroes” di Bowie. Un arzigogolare di intrecci eleganti, che porta a 4 strumenti insieme in dissonanza. Meraviglia. Davvero. Forse hanno sbagliato un attacco a dir la verità, ma la complessità e l’impatto del suono d’insieme ne fa secondo me, davvero la cover meglio riuscita tra quelle che mi è capitato di ascoltare. Ora, una cosa del genere, ad averla saputa prima, sarebbe valsa qualsiasi prezzo d’ingresso, non ti pare?

Ecco perchè recensisco questo live già accaduto.

Se vi ricapitano “a tiro”, andateli a vedere, senza paure.

Poi, 2 sguardi, 2 chiacchiere, 2 saluti e Kilometri, Kilometri padani, tra le campagne che trasudano nebbia. Che un giorno di far sta vita la smetto. Che se no, o finisco per autocelebrare il mio disagio, o finisco più semplicemente contro un platano.

Stay tuned

Comments

Comment from Orso nichilista
Time 16/01/2011 at 19:07

Scusa per la domanda sciocca ma come si chiamava il TPO tipo 20 anni fa?
Ricordo di essere stato ad un centro sociale da quelle parti ma non se fosse lo stesso. Dubito, vista la disponibilità e ampiezza di vedute delle ultime giunte… :-(

Interessante post! 😉
P.S.: grazie per il primo commento “serio” sul mio blog 😀

Comment from Daffy
Time 16/01/2011 at 22:40

Dolcissimo Orso! :)
Il TPO 20 anni fa non esisteva.
7-8 anni fa si chiamava sempre TPO ma era in un altro posto molto più grande.
20 anni fa, beh..forse era l’Isola o la prima versione del Casalone, chissà? Ma poi in realtà in città ce ne sono stati tanti altri di spazi autogestiti e/o occupati negli anni.
Le giunte di Bologna…beh, almeno io non devo più andare a votarle! :)

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