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Ferie, tempo di decidere / The third eye foundation – The dark

E di raffreddore!

Sto in casa, che se non mi ammalo per le ferie io, non sto bene…e son sconclusionato come solito.

Però inanello una serie di successi indimenticabili:

– Esco indenne dall’ultimo dell’anno;

– 2 lavatrici fatte;

– saluto un’amica che parte per andare a portare aiuto ad Haiti (passando 3 ore immobile seduto all’aperto a bere spritz…raffreddore 1 – Daffy 0);

– ascoltando in loop European female di quei maledetti punk-misogini degli Stranglers, scrivo una mail accorata ad un’altra amica che sta fuori dall’Italia…e scopro che ha fatto ritorno a casa solo qualche ora prima (intuito femminile penso!…Poi guardo la mia barba e quasi me ne rammarico);

– aggiusto un ripiano del frigo! (Questo è quello che mi da più soddisfazioni);

– penso che domani andrò all’Ikea e uscirò senza comprare un cazzo come solito…che mica so se e come voglio arredarla sta casa;

– scrivo delle frasi inutili su twitter;

– mi contattano dei vecchi amici per andare a suonare un po’ insieme (sono talmente buoni ed educati che se voglio mi fanno anche suonare il basso! Sono dolcissimi!)

– Trovo le palle per ascoltarmi tutto di fila The dark di The Third eye foundation (alias Matt Elliot), lo trovo talmente ostico che me lo immagino non come un disco ma come un grosso cubo grezzo di ematite. Credo che Mr Elliot, dopo essere stato per qualche anno lo chansonnier depresso che tutti conosciamo, abbia rispolverato direttamente dagli anni ’90 il marchio The third eye foundation per un motivo ben preciso. Si era fatto conoscere proprio nei primi ’90 con quel nome, nel bel mezzo di una Bristol in pieno fermento, e con quel nome aveva dato il via ad una piccola ondata di strana e curatissima “Elettro-Industrial”…poi ritiratosi a vita da eremita in Francia, si era buttato con la consueta inquietudine su progetti folk e cantautoriali che me lo facevano apparire un po’ più antipatico e un po’ troppo emulo di certi chansonnier francesi che non rientrano proprio nelle mie corde. Poi ora, il ritorno sulle scene con il suo vecchio “alias”. L’album è veramanete quanto di più scuro, ostico e mistico si possa creare mantenendo un’impostazione elettronica con ritmiche industrial. E’ un disco che non regalerei a nessuno! 40 minuti di angoscia allo stato puro! Certo con questo disco credo che una volta per tutta Matt Elliot possa essere insignito del riconoscimento di “ARTISTA”, non più di solo “musicista”.

The Dark è una perla assolutamente rara, è il frutto giunto a completa maturazione di un divo della ritmica elettronica.

In un disco solo, dopo anni di tentativi e di trasformazioni, Matt Elliott, senza l’uso di voci e di testi, riesce a rendere perfetta la sua visione di un mondo contemporaneo fatto di oppressioni e di inquietanti derive morali ed etiche.

Da avere…ma ascoltatelo solo in un giorno di sole!

Stay tuned

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