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Owen Pallett, il vino e i gin tonic, quelli che lasciano “quell’amaro”…

Che poi, da qualche parte bisogna pure cominciarlo un progetto, no? Allora scelgo la parte sbagliata!

Che poi, mi ero ripromesso di evitare il più possibile le “recensioni” in questo nuovo sito. Soprattutto per i concerti, che tanto quando tu scrivi, il concerto c’è già stato e a nessuno gli frega mica più un cazzo. Per noi il passato è passato. In effetti per certi versi, le recensioni vanno di già in conflitto col nostro piccolo, furioso e nonsense manifesto.

Che poi, mi son cambiato anche il nome (il Nick, diciamo noi giovani) per non dare continuità ai blog precedenti.

Che poi, anche noi “fottutissimi presenzialisti  ad ogni costo” di tutta quella MondanitàOriginal e di tutti quei locali che la propongono, abbiamo un’anima!…E cominciamo a malsopportare che con lo spuntare dei primi peli bianchi (ma non è certo il mio caso, baby!), ci si continuino a rivolgere degli inquietanti “Ciao Rebel!”, o peggio ancora “Uélla, Monsieur Rebeldrink!”…..tutto questo è assolutamente tremendo!

Che poi, secondo me “Heartland” è stato il disco dell’anno (così, forse, mi evito di scrivere sia l’immancabile post di fine anno sulla classifica degli album più fighi per noi Indie-nerds, sia il post del “perchè” di sta cazzo di classifica. Due risparmi con una parentesi!) e il live di Owen Pallett era da troppo che mi sfuggiva. Lo vedo al Bronson. Ci facevo il filo da un sacco di tempo con lo stesso entusiasmo con cui lo facevo alla mia compagna di banco alle scuole elementari. Infatti, mi spingo fino a Ravenna per l’arrangiatore canadese. Vado da solo. Conoscerò di sicuro qualcuno la dentro, penso. No! Entro e non conosco nessuno, neanche uno di quegli ex-ragazzini con la zeppola e gli occhiali che mi dicevano “Ciao Rebel!”…no, proprio nessuno.

Che poi, solo qualche giorno prima mi accorgo con curiosità e un bel po’ di ribrezzo che in realtà non sarà un concerto tutto suo, ma farà solo da “apertura” agli Warlocks. Gli Warlocks?!? Ma che c’azzecca??? Va beh, in effetti, se non altro per anzianità di servizio ci sta che il nostro faccia solo l’apertura. Su disco non mi sono mai piaciuti i californiani, anche se sanno stare su un palco come pochi.

Che poi, arrivo come solito che il primo pezzo è già iniziato. Owen è lì, col suo violino, la tastiera, la groove machine e un elegante calice di vino rosso. Sta lì in tutta la sua preponderante iconografia gay, parla un inglese veloce e noi ignorantoni stiamo lì con quel semi-sorriso sulle labbra tipico di chi non ha capito una sega… Non sembro il solo a non essere “scaldato” dal maestro canadese, che i più erano ovviamente lì per gli Warlocks…poi però…lentamente, molto lentamente, i sorrisi ebeti si trasformano dapprima in bocche spalancate, poi in sorrisi sereni, quei sorrisi che hai quando sei bimbo e scendi una piccola collina in bicicletta. I sorrisi veri. Gli occhi brillanti. Questo lascia agli avventori Mr. Owen Pallett, sembra un artista di strada di quelli bravi! Quando finisce la session, rimaniamo tutti immobili, ma questa volta di inebetito non c’è più nessuno. Siamo tutti innamorati, innamorati persi, curiosi di sapere come può un signore da solo, per quanto folle e geniale, suonare come un’intera orchestra sinfonica. Suonare live con la tecnica dei loop non è poi così semplice. E soprattutto per suonare “Heartland” su disco è servita l’intera Czech Symphonyc Orchestra! Beh, ti assicuro che i brani del disco differivano davvero di poco e mantenevano comunque gli stessi arrangiamenti. Continuiamo tutti ad applaudire…stacca i cavi, li raccoglie, dopo 6 minuti di applausi ininterrotti ci chiede addirittura di smettere…ma non lo fa nessuno…allora rimonta un paio di microfoni sul violino e ci regala un ultimo pezzo. Altri 5 minuti di applausi. Ottimo!

Che poi, quando partecipo a queste cose che, per un attimo, mi fanno esser contento di stare al mondo, mi cresce sempre addosso una strana forma di romanticismo per il quale divento triste per non avere con me la donna della mia vita. Semplicemente io non ho una donna della mia vita. Se è un periodo in cui ho qualcuno a cui pensare, di solito la subisso di sms in cui lascio trasparire tutta la mia passione e tutto il mio esser terribilmente “disagiato”…questa volta no. Un po’ non è che c’ho poi tanto a cui pensare, un po’ dico: “Fosse mai che porti rogna”! Ergo, fortunatamente, 0 sms.

Che poi, cominciano i californiani sul palco e il primo pensiero è auto-depressivo, io e gli Warlocks ci somigliamo! Cazzo che sfiga!! Dico davvero. Siamo vecchi, decisamente brutti, maglia a righe che mette in risalto la pancia da alimentazione (bere compreso) disagiata e quei terribili jeans stretti da punk-rocker che ci ostiniamo a portare privi del benchèminimo imbarazzo. Siamo a pezzi! Io e gli Warlocks stiamo cadendo a pezzi!!

Che poi, il loro live è proprio “di gran mestiere”, bisogna dirlo. Potenti, parecchio, quasi come i gin tonic. Mi trovo inaspettatamente a fare urletti da liceale. Di colpo divento l’incontrastato idolo di una giovane psicopatica, leader di un gruppo di post-adolescenti strafatti come dei collegiali inglesi in ferie ad Ibiza e mi trovo lì abbracciato ad urlare parole a caso.

Che poi, io i testi degli Warlocks mica li conosco!

Che poi, c’è tutto il resto, le solite cose di una notte  che sembra scritta dai primi Baustelle.

Che poi, “Noi andiamo tutti a dormire a casa della Lela, tu che fai, vieni?”. A me di colpo si rompe la bici. Quella bici con cui scendevo le collinette da bimbo, con il sorriso in faccia. “Ma Noi chi?!? Ma chi cazzo è ‘sta Lela?!? Ma vaffanculo!” 100 km, il mio letto, vuoto.

E’ un peccato non bere gin tonic, ma ti lascia “quell’amaro”.

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